martedì 6 dicembre 2016

Orphans

Per una decina d'anni, cioè dal 1998 al 2008,
più o meno, ogni volta che capitavo in una videoteca,
in qualunque parte d'Italia o del mondo, prima
di andare via chiedevo sempre se avevano un film,
"Orphans" di Peter Mullen. Ma non ce l'avevano mai.
Io volevo vederlo perché nel 1998 "Orphans" era stato
alla mostra di Venezia, e qualsiasi articolo leggessi sulla
mostra, qualsiasi intervista o dichiarazione, spuntava
fuori sempre questo "Orphans", ne parlavano tutti come
il film più bello che avessero mai visto. Solo che poi
al cinema non l'hanno dato (almeno dove abitavo
io), e per quanto passassi al setaccio la programmazione
di Fuori Orario, non sono mai riuscito a vederlo
in televisione, e in videoteca quando lo chiedevo mi
guardavano storto. Tutto questo per dire che ieri finalmente
sono riuscito a vederlo, e in effetti è un gran bel film,
anche se forse nel 1998 aveva più senso il suo incrocio
di più stili -- drammatico, comico, surreale ecc. --
e comunque sono contento di averlo visto, finalmente.
Ce l'ho fatta, pensavo ieri mentre scorrevano i titoli
di testa.

giovedì 1 dicembre 2016

Pratica legenda per i riferimenti temporali nel mondo dell'editoria, anzi, in Italia in generale

Se qualcuno ti dice… = In realtà intende…

- - - - -

Più tardi = Domani

Domani = Settimana prossima

Settimana prossima = Fra tre, quattro settimane

Fra un paio di settimane = Tra un mese

Il mese prossimo = Fra sei mesi

Fra qualche mese = L'anno prossimo

L'anno prossimo = Mai

sabato 26 novembre 2016

Fridài

Prima l'annunciatrice del radiogiornale di
Radio Uno – l'annunciatrice - del radiogiornale -
di Radio Uno – ha detto che ieri in America
era il black "fridài" (sic). E io ho pensato
che probabilmente cinquant'anni fa
l'annunciatrice del radiogiornale di Radio
Uno lo sapeva come si pronuncia "friday",
e se non lo sapeva, faceva qualche ricerca,
s'informava, perché era importante dire
"friday" nel modo corretto, almeno durante
il radiogiornale di Radio Uno. Oppure diceva
"venerdì nero", non so. Però, lo stesso.

venerdì 25 novembre 2016

I dibattiti

La sera alla radio provo a seguire i dibattiti
sul referendum, vorrei andare a votare ma
ancora non ho le idee chiare. E non è facile
averle, perché quelli che votano sì pensano e
dicono che ci vota no è un folle, quando va bene.
Quelli che votano no pensano e dicono che chi
vota sì vuole il male del paese, quando va bene.
E spesso nei dibattiti succede quella cosa irritante,
uno dei due dice qualcosa tipo, "Se vince il sì/no
succederà questo e quello", e subito dopo il suo
avversario dice, "Non è vero! Non ha letto il testo
della riforma!" E in quei momenti vorrei che
la trasmissione s'interrompesse, e il conduttore
chiamasse in causa un giudice supremo dei dibattiti,
il quale dovrebbe decidere chi dei due sta mentendo
-- perché uno dei due sta mentendo, non possono avere
ragione entrambi. E una volta scoperto chi dei due sta
mentendo (o è semplicemente impreparato, il che
forse è peggio), in un mondo ideale il giudice
supremo dei dibattiti prenderebbe per un braccio
il reo e lo accompagnerebbe alla porta, per fare
spazio a uno più preparato, o uno meno abituato
a dire bugie.