martedì 20 dicembre 2016

Niente

Ho letto questa recensione all'ultimo libro di
Giorgio Vasta:
http://www.minimaetmoralia.it/wp/lamerica-giorgio-vasta/
Ammetto di avere capito poco e niente, soprattutto
in certe parti tipo questa:

"Le note sociologiche pur presenti (…) attingono a
una sedimentazione discorsiva cresciuta fino a
diventare una sorta di serbatoio comune del
pensiero sugli USA (non luoghi, nomadismo, tensioni
utopiche, confusione di realtà e finzione, ecc.). Ma
l'America di Vasta è soprattutto un pretesto, qualcosa
di funzionale al testo, alla scrittura. I luoghi visitati
non sono neutri, semplicemente valgono su un piano
simbolico più che aneddotico, cronachistico o altro."

O questa:

"Ogni cosa si trasfigura nella lente di Vasta, ogni
minuzia diventa oggetto di una polimorfa e puntigliosa
perlustrazione onomastica dove Il pensiero si agita
irrequieto tra connessioni e digressioni."

O questa:

"Il deambulare randomico tra vuoti e sparizioni diventa
esso stesso un vuoto, un memoria che dilegua nell'atto
della trascrizione."

Ma forse è un problema mio. Anzi, sicuramente.

3 commenti:

  1. Si chiama: parlarsi addosso. Tipico vizio dell'intellettuale italiano.

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  2. «Randomico»… in fondo, uno scrittore ha il recensore che si merita. Il pezzo, vedo, è uscito su Linus e io sono proprio vecchio perché ho pensato: sul «vero» Linus una cosa del genere non sarebbe mai uscita.

    Poi, questo non c'entra ma sono sicuro che ti piacerà, è un'intervista con Michele Mari: http://www.iltascabile.com/linguaggi/intervista-a-michele-mari/

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    1. Grazie Marco, avevo già letto l'intervista a Mari, ma grazie davvero per avermela segnalata!

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